Franco Purini. Disegnare architetture, a cura di Stefano Milani, Editrice Compositori, Bologna 2007, 20 €
Il piccolo testo (formato 15 x 21 cm), curato da un giovane ricercatore di Milano, nasce a seguito di una lezione tenuta da Purini a Deft, come dice Umberto Barbieri nella presentazione. Esso è inoltre suddiviso in un’introduzione, a firma di Stefano Milani, un saggio di Purini, una selezione di disegni, un’altra sequenza di disegni (Inizi), un piccolo testo di Peter Eisenman, ed uno conclusivo di van Bergeijk.
Ho precisato le dimensioni del volume perché ovviamente i disegni di Purini, riprodotti in bianco e nero ed in formati piccoli, non rendono giustizia all’autore.
Su Purini mi sono già soffermato in un altro intervento,per cui non tornerò sopra alle cose già dette. Sottolineo solo alcuni passaggi. I primi due sono del curatore: “In realtà in Purini il segno esce quasi di getto. Sulla base di un’idea o di uno schizzo, le tavole vengono realizzate in una sorta di action drawing, attraverso una progressione di gestualità meccaniche riconducibile alle tecniche della scrittura automatica.” (p. 28)
Il passaggio è interessante perché spesso studenti (ma anche studiosi, appassionati), si chiedono come vengano alla luce le tavole puriniane.
“Questi disegni non hanno un rapporto diretto con la progettazione né si propongono di elaborare metodologie progettuali, ma si inseriscono in un ambito più problematico e concettuale.” (p. 28)
Il punto è chiarissimo: l’autonomia del disegno rispetto alla costruzione. Eppure mi piace pensare che queste tavole, oltre a poter avere un qualche valore estetico autonomo (come quadri), siano invece fondanti sia per la riflessione teorica dell’architetto, sia per la costruzione. Questi disegni, insomma, diventano (dovrebbero), la linfa vitale a cui attinge il disegno costruttivo.

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