Chi mi conosce bene sa quale grado di avversione io abbia verso le due formule: “Sì, ma …” e “Sì, però …”. Vengono usate spesso nella lingua parlata, in un dialogo, in una discussione. Più difficile trovarle nella lingua scritta, e il perché apparirà chiaro tra un po’.
Perché questa avversione? Perché mi sembrano formule ipocrite (tremende e traditrici), con cui l’interlocutore ci sta bellamente ignorando e con cui porta avanti il suo punto di vista, la sua opinione, senza prestare un minimo di ascolto.
Sì, ma … è il Cavallo di Troia con cui Ulisse (l’Altro), sta cercando di espugnare la città. E’ dunque, appunto, un’astuzia. Pur consentendo nel breve termine la vittoria, questa astuzia ha poi degli effetti nefasti prolungati nel tempo. L’effetto profondo, psicologico, che continua a risuonare, è quello del raggiro, della truffa. Tradotto in termini emotivi, personali, intimi, “Sì, ma …” significa: “Quello che hai appena detto non è importante. Adesso senti quello che io ho da dirti. Questo sì, che è importante!” Significa ancora, al di là della forma, della parola pronunciata e udita: “Non c’hai capito niente. Adesso ti faccio vedere io come si fa!” Significa, citando Paolo Conte: “Descansate niño, che continuo io …”
La formula è tremenda perché ci incatena a accogliere la sua tesi, poiché sembra in accordo con la nostra (inizia con un “Sì”). Ci obbliga al rispetto formale delle sue parole (Come dare torto a chi è d’accordo con noi?): ci obbliga a inghiottire il veleno senza poter rispondere, o rispondendo a nostra volta con altri “Sì, ma …” “Sì, però …”. Quando il mio interlocutore risponde con una di queste due formule, è chiaro per me che egli non ha ascoltato: non ha voluto ascoltare. O meglio: ha udito, ha sentito, e ha deciso in una frazione di secondo che quello che ho detto era secondario rispetto a quello che lui aveva da dire. Ha sentito, ha deciso e ha fatto tutto ciò senza avere il coraggio di dire: “Sono d’accordo con quello che dici qui e qui. Non sono d’accordo con quello che dici lì e lì. Per questo motivo e per quest’altro motivo.”
Che sia una formula infida si può verificare facilmente: dite al vostro interlocutore una cosa molto grave, molto importante: “E’ morto mio padre.” “Ho visto tua moglie con un altro”, ecc. Sarà difficile ottenere come risposta un “Sì, ma …”o un “Sì, però …”.
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vero, sì
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