Matteo Renzi paga da una parte un tratto caratteriale che gli italiani non gradiscono, e che dopo Berlusconi hanno visto reincarnarsi in lui: strafottenza, promesse non mantenute. Da sinistra gli hanno fatto una guerra che lui non è riuscito a arginare: D’Alema, Bersani, Grasso, e altri, hanno tutti cercato di depotenziarlo. E ci sono riusciti. Coloro che non hanno votato Renzi si sono buttati su LEU in parte e molti, pur di non votare Berlusconi, sono andati dai 5stelle. Una parte della campagna elettorale è stata basata sull’antifascismo, e non era un problema fondamentale, oggi.

Silvio Berlusconi è stato meno convincente del solito. E a mio avviso è contato molto il fattore età anagrafica. Anche a volergli ancora dare fiducia, dietro di lui non vi era un candidato serio e credibile, dopo che lo stesso Berlusconi ha in passato divorato tutti i suoi figli: Alfano, Toti, ecc. La disponibilità di Tajani è stata a mio avviso tardiva. Il suo nome e la sua designazione chiara, anticipata di qualche buona settimana, avrebbe portato molti più voti. A ottanta anni passati, chiedere agli italiani un consenso personale era troppo.

La Lega ha intercettato una buona parte della “pancia” dell’Italia. Nulla da dire: ha capito i disagi di una parte della popolazione e le ha fornito una proposta, magari emozionale, magari non tutta percorribile. Soprattutto mi è parsa una compagine che si è messa all’ascolto, senza trattare l’elettore come colui che non riesce a capire quali sono i suoi veri problemi.

A ciò si lega una cultura e una devozione per l’incompetenza che è un fenomeno sociologico anora tutto da studiare. Non stiamo già più nell’epoca della post-verità: stiamo nell’epoca della pre-verità. Prima della verità, a prescindere dalla verità.

Berlusconi ha fatto delle promesse, Renzi ha fatto delle promesse. Come in amore, molte di queste sono state tradite da chi le ha fatte. I Cinque stelle hanno fatto un “upgrade” delle promesse, portando alcune di queste (lo dico senza fare una facile battuta), nel regno delle favole. E infatti, o tuttavia, queste favole hanno fornito sufficiente energia, emozioni e motivazioni per spingere milioni di italiani al voto.


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