A me pare che il difficile non sia perdonare, ma perdonarsi.
Per dono significa per- dono, per regalo, a fondo perduto.
Nel perdonare ci sono dei tranelli, uno dei quali è perdonare con troppa facilità. O meglio: perdonare con superiorità, con arroganza. Ti perdono perché mi sento superiore. Ti perdono perché sono superiore. Ti perdono perché sono più forte. Ti perdono perché posso. Ti perdono perché perdonare costa fatica, ma non moltissima. E poi il tranello del cinismo: Ti perdono perché acquisto ancora maggior forza nei tuoi confronti. E poi il tranello del calcolo, della vanità: Ti perdono perché agli occhi del pubblico esterno guadagno in immagine. C’è dunque questo tranello della vanità, della superbia, nel perdono. Bisogna essere “atrocemente” onesti con se stessi per permettersi un perdono vero. Solo un esame al fondo di se stessi può dare legittimità e moralità e profondità a questo perdono.
Nel perdonarsi, invece, c’è l’estremo opposto. È la difficoltà di capire se il nostro auto perdono è vero, o se non è invece un atto di auto-assoluzione, di auto-giustificazione, di auto-commiserazione, di auto-compiacimento. O allora se ci maceriamo troppo nel senso di colpa, come se non avessimo espiato a sufficienza. Come se non fossimo ancora degni di auto-perdonarci.
Nel perdono c’è un rapporto con l’altro. Nel perdonarsi siamo soli. Profondamente soli. E’ un esercizio di grande difficoltà psicologica e spirituale, mi verrebbe da dire. Forse tutte le forme di confessione, tipizzate nel tempo dalle varie culture hanno anche questo scopo: di sottrarci dal compito immane dell’auto-perdono e di affidare a un altro, a altri, questo compito. Dall’altra parte, bisogna dire che senza mai perdonarsi nulla si va diritti verso il suicidio.
Nel perdono c’è generalmente un evento scatenante: l’altro chiede direttamente perdono, un terzo può intercedere per richiedere il perdono del primo, ecc. Insomma c’è sempre un punto fermo, un arresto, un bivio. E il perdono è una volta sola, una volta per tutte. Non ci torniamo più: il perdono serve proprio a questo: a non tornarci su.
Perdonarsi, invece, è una faccenda che può arrivare inaspettatamente, a distanza di anni, perché oggi hai capito un certo accadimento, oggi sei in grado di ricomporre il puzzle e di dare un senso alla tua azione. Oggi la puoi giudicare con maggiore chiarezza (spesso con maggiore durezza). Tuttavia perdonarsi una volta non esaurisce tutte le volte che un dettaglio, un particolare, una locuzione, potrà riportare indietro e chiedere, ancora una volta di perdonarsi. Perdonarsi ritorna.
Scopri di più da Pensai et congettai ...
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.