Mio caro Bruno,1

così la tua idea ha preso forma: “Gloria del lungo desiderio, idee!”. La vita è una ginnastica di desiderio e tu sei stato capace di svuotare le radici della vanità ai tuoi desideri. Vivere in un clima di desiderio ecco cosa ho portato a termine ecco ciò a cui ho dato forma. 

Ora, tuttavia, nel momento in cui scrivo mi sembra a mala pena essenziale d’essere stato architetto. D’altronde i tre quarti della mia vita sfuggono a una definizione fornita dalle azioni: il complesso delle mie velleità, dei miei desideri, persino dei miei progetti resta vago ed evanescente quanto un fantasma. 

“Oh voluttà piena di frode! O Felicità consacrata all’inganno!”2. Ancora mi ritorna il lamento di Wagner. Mi ritorna il monito dell’impossibilità di giustificare licenza che non sia arbitrio.

Ho lottato contro il tempo, la semantica, la forma. Rigenerando le antiche favole per ritornare ad una sorta di mitologia governata da una musica segreta le cui cadenze destano fantasmi remoti e benefici come sorti dal cuore, il mio amato cuore, quasi apparizioni invocate di figure leggendarie.3

Ad ogni istante, tuttavia, mi pare di cominciare a soffrire… ma non parlarmi ti prego di quel che ho perduto. Lascia la mia memoria a se stessa. Ma aspetta, poiché sono troppo semplificato ora per non essere soggetto fino in fondo al moto di qualche idea4. Già quella certa idea!!! 

Sto iniziando a poco a poco a sfogliare, a rileggere le mie tesi impossibili. Da qui il loro contenuto è così inattuale, paradossale e tuttavia terapeutico. Su una cosa, in questo eterno, avevo ragione: dare forma a quel sogno a quel segreto del creare compositivo è proprio delle favole.5

Ecco ritrovo la perduta pazienza, di un compositore liberato dalla fretta e dall’ansia, per ritornare a riscoprire lo scopo del suo esistere: l’armonia.

Ricordo, ecco, ricordo il complesso evolversi del processo di progetto, la ricerca paziente… ma voi non potete più permettervelo, il lavoro è diventato fine non mezzo. “Lime labor et morae”. 

Da qui non ho il timore d’esser scoperto antico, sì sono una antica voce, un segreto che supera la vita, l’oscuro sortilegio della terra, l’erba maligna che solleva il suo fiore. Non ho timore di esser scambiato per nostalgico, sprovveduto. La storia è inesauribile avventura. Ecco colgo le ombre che si manifestano a me. Tutte le età sono contemporanee. Come ricorda Orazio: “In verbis etiam tenuis cautusque serendis dixeris egregie, notum si callida verbum reddiderit iunctura novum”.6 Oh attività prediletta o variare compositivo. Ho dato tanto valore alla ragione, alla disciplina, all’arte non come opera d’arte ma come arte all’opera. Faticavo a rintracciare i pensieri, l’effetto tanto cercato eppure l’architetto, l’attore, l’accetera vive tra ciò che vuole e ciò che può7. Qui è il limite di quel regno intermedio: Figure! Figure! Quante volte ero sul punto di discernere qualche forma, ma quella supposta visione non giungeva mai a destare la minima similitudine nel mio dire8; decriptare, interpretare i suoi segreti che andavano rivelati attraverso un lento lavoro di approfondimento, di svelamento e di limatura… le dolorose cancellature9, le rinunce, la mano lenta. E’ ancora tutto così irresistibile eppure tutto trascurabile, cercavo di vedere ogni cosa con la precisione con cui ora la vedo10. Ma tutto ora è allo stesso tempo irriconoscibile anche adesso che ti scrivo, poiché scrivere è sempre stato per me brivido, desiderio di farlo11. Tutto fila via alla deriva, i miei occhi lo seguono per un attimo ma poi lo perdono senza averlo ravvisato; sento ancora il profumo di quella madeleine. I fatti hanno stabilito che tra le cose indispensabili alla razza umana figuri necessariamente qualche desiderio insensato. Senza amore non ci sarebbero uomini.

Comporre!!! Sono stato un puntellatore di rovine, un costruttore di nuovi percorsi, di nuove figure, di un nuovissimo e diverso orizzonte di senso, di un nuovo senso; calcolo della fantasia, ragione delle idee, paradossi, conflitti, opposizioni, ciarle, berlingate difronte alla tracotante accademia, cose inutili. E’ stato il debito da me pagato per non essere poeta e poter continuare nella bugia di costruire” magnifiche finzioni” illudendomi che sia sempre stato un fatto necessario e non sempre sapendo se sia stato giusto o sbagliato. Per contro c’è il brivido dell’ignoto, dell’imprevedibile, composizione, segreto fascino che mi sospinge su questa riva. Ecco ritrovo lo spirito costruttivo; spirito e materia, conoscere e fare, pensai et congettai…cosa? Che mai sfinimento costringe il miserabile artista, architetto, “accetera” a consegnarsi ai voti claustrali delle muse a chiodarsi all’infamia della crocetta estetica? Sono tante troppe le motivazioni e tutte mica tanto decorose. A cominciare dalla vanità esecrabile dello stimolo creativo, maternale, insensato, disumano; al famigerato ruotare attorno al solito perno dell’esser padre della propria opera, farina del suo sacco, parto di sua esclusiva fantasia, intellettiva maternità virile ecc.ecc. come fosse possibile, scontato, l’essere autore di un qualche cosa. L’autorialità è un doppio falso, nell’idea che la origina e nell’artificio che quell’idea stravolge realizzandola12. Comprendere con spirito costruttivo13 il senso dello spazio è pari a saper apprezzare la seducente gradevolezza dell’armonia dei ritmi, degli intervalli spaziali, i suoi silenzi, le sue dissonanze, le sue proporzioni. Ma ciò che mi ha strappato dal finire nei seducenti abbracci del successo tout court è stata la certezza vera, cosciente, sincera che tutto ciò che è stato detto o fatto è stato già detto o fatto da un romano. Guarda a Roma!

Un tempo ho creduto che un certo gusto per la bellezza avrebbe surrogato in me la virtù ed avrebbe saputo immunizzarmi dalle tentazioni troppo volgari delle soggettività più spinte, senza norme né leggi. Avere tra le mani quei mirabili frammenti, anche se insudiciati e imperfetti mi faceva provare il piacere raro dell’intenditore, il solo a collezionare ceramiche ritenute da tutti comuni. Ecco il mio intimo desiderio del comporre ad odio dei prospettivari, Ah perdona non si usa più!!! Non ho mai creduto che la modernità e il progresso siano valori indiscutibili a fronte di quelli eterni ed immutabili di educazione all’armonia, al bello sui quali per secoli è stata costruita la nostra disciplina architettonica.

Disciplina, insegnamento…non ho fatto altro che inculcare il sacrosanto dubbio. Il tempo, non come risposta stilistica, la contemporaneità ma di scrittura, di rappresentazione. Ho sempre gettato il seme sull’assunto principale che: “la più ampia libertà non può che nascere dal più stretto rigore”. Ecco il valore della mia scuola che non ha fatto altro che sforzarsi di rendere vana la “libido aedificandi” legata all’ansia del solo progettare, per riattivare quei muscoli intorbiditi, salvandoli dal continuare a camminare come galline14.

Ma ecco la mia incapacità di ritrovare il mio tutto immutato, e ritorno sospinto lontano dai miei vizi e dalle mie virtù, volgendomi verso il contrappeso remoto degli astri dove nessun filosofo più nulla può dirmi15.

 Ti esorto: “non dimenticarti l’etica che ti ho insegnato”16.

Spoleto 09.03.2019

Note:

1 Margherite Yourcenar “Memorie di Adriano” ed. Einaudi 1997. L’idea è nata proprio dal  realizzare una lettera dell’impossibile. Ogni parte della lettera è la trasposizione di riflessioni che nuovamente combinate e ricomposte hanno dato forma a questa lettera.

2 Rivista “La Nuova Città” Ed. Alinea 1994 (fondata da Giovanni Michelucci)

3 Giancarlo Leoncilli Massi “La leggenda del Comporre” ed. Alinea 2002 

4 Paul Valéry “Eupalino o l’architetto” ed. Einaudi 1996

5 Giancarlo Leoncilli Massi “La leggenda del Comporre” ed. Alinea 2002

6 Orazio “Ars Poetica” ed. Fazi Editore. (vers. 44-46)

7 Costanzo Costantini “Fellini. Raccontando di me” ed. Riuniti 1996

8 Paul Valéry “Eupalino o l’architetto” ed. Einaudi 1996

9 Edgar Alan Poe “Filosofia della composizione” ed. BUR 1997

10 Paul Valéry “Eupalino o l’architetto” ed. Einaudi 1996

11 Giancarlo Leoncilli Massi “Composizione Commentari” ed. Marsilio 1985

12Carmelo Bene “Quattro Momenti su tutto il nulla; Momento 4  l’arte” ed. Rai Radio3 2002

13 Salvatore Vitale “Estetica dell’architettura” ed. Laterza 1967

14 Rivista “La Nuova Città” Ed. Alinea 1994 (fondata da Giovanni Michelucci)

15 Margherite Yourcenar “Memorie di Adriano” ed. Einaudi 1997

16 Giancarlo Leoncilli Massi. Dalla sua ultima telefonata fattami nel 2003, da allora in poi è stato sempre un dialogare attraverso brevi messaggi, cartoline e lettere.


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