In questo periodo di crisi credo che ci sia la necessità di incrociare tre tipi di economia: l’economia dall’alto, l’economia di lato, l’economia dal basso. Con economia dall’alto intendo trasferimenti dallo Stato, aiuti dallo Stato, prestiti molto vantaggiosi, sconti, detrazioni fiscali, facilitazioni, ecc. Con economia laterale intendo l’economia “normale”, la B2B, il tessuto produttivo ordinario. Con economia dal basso intendo quella del crowdfunding, del baratto amministrativo, della banca del tempo, del volontariato, del terzo settore, ecc. Ci auspichiamo tutti che lo Stato faccia la sua parte, ovviamente. Nell’attesa, mi vorrei concentrare sinteticamente su uno degli argomenti più importanti da affrontare e cioè quello della scuola, delle scuole, su cui il Governo è in grave ritardo, e di cui avevo scritto già qualche tempo fa. Bisognerebbe ovviamente disarticolare e vedere i vari tipi di scuola perché ognuna di esse ha problematiche diverse.
Tuttavia, il dato comune è che noi abbiamo necessità di maggiori spazi da destinare a aule scolastiche, a aule per scuole materne, per asili, a spazi per un co-sitting di prossimità. Mi chiedo se non sia possibile fare una chiamata a collaborare verso le grandi aziende, verso grandi società del terziario, verso i condomini più strutturati, verso le strutture religiose, verso gli alberghi. Potremmo aver bisogno di ospitare 2-3 classi, possibilmente sotto un unico edificio. Forse ci sono anche grandi aziende dismesse o parzialmente dismesse in cui potremmo alloggiare delle unità autonome, secondo il modello concettuale della “casa nella casa”. Le grandi aziende potevano già (mi sembra fosse una legge ai tempi di Tremonti), avere degli asili nido aziendali. Le aziende dovrebbero essere incentivate a trovare simili spazi nei loro insediamenti. Grandi società del terziario o grandi condomìni potrebbero aiutare in questo senso “adottando” una classe, o fornendo degli spazi per condividere il baby sitting di prossimità. Oppure gli stessi locali attrezzati per un co-working più agevole e vicino ai propri figli. Ovviamente i cambi d’uso dovrebbero essere gratuiti e con procedimenti amministrativi rapidi. Dovrebbero essere studiate leve fiscali adeguate verso la proprietà e verso le imprese, con possibilità anche in questo caso di cessione del credito. Lo so che ci sono ancora una quantità di problemi da risolvere: dalla sicurezza alla privacy, dagli insegnanti necessari al setting tecnologico, al personale insegnante e ausiliario, ecc.
Tuttavia, ad oggi non vedo grandi soluzioni in giro.
Il Governo è in grave ritardo perché, a prescindere dal bisogno di assumere molti più insegnanti, personale tecnico, ecc., non ha fornito indicazioni chiare ai Comuni. Ammettendo quindi che domani il Governo dica ai Comuni di “attrezzarsi” in qualche maniera per la ripresa dell’attività scolastica, i tempi sono già impossibili. Bisogna accordarsi con i dirigenti scolastici, selezionare i progettisti, redigere un minimo di progetto, realizzare le opere. Oggi è già il 5 giugno e non abbiamo notizie certe. Possiamo concordare delle linee di azione con i dirigenti scolastici, e arriviamo a fine mese. Bisogna redigere un minimo di progetto esecutivo e approvarlo: siamo al 30 giugno a essere bravi, e evitando pareri della soprintendenza e di altri enti. Bisogna individuare le ditte. Anche con procedure negoziate ci vogliono almeno 15 giorni. Siamo a luglio. Poi ci vuole il tempo per realizzare i lavori. Rimangono da 30 a 40 giorni per fare i lavori. Non si può generalizzare, ma non sono molti, considerate anche le forniture da coordinare. Questo sinteticissimo programma funziona poi sul presupposto, tutt’altro che certo, che il Governo reperisca i fondi necessari per tutta questa operazione di edilizia scolastica e li ripartisca in maniera adeguata. I Comuni infatti non potranno contribuire in alcun modo: non avrebbero probabilmente nemmeno i fondi di parte corrente per affidare la progettazione, figuriamoci la realizzazione. E poi un altro tema: se questo virus scemasse, finisse la sua corsa, se trovassimo il vaccino in poco tempo, che faremmo di queste nuove strutture? Al costo di impianto si sommerebbero i costi di smantellamento.
Il distanziamento impone maggiori spazi: o li troviamo in queste strutture semi-disponibili o li dovremo trovare nelle nostre case, affidare i nostri figli a baby sitter e tornare alla didattica on-line.
O per settembre il governo deciderà che il virus non è più pericoloso.
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