Grazie a tutti voi, innanzi tutto.
Grazie a Pietro Carlo, che ha avuto l’idea di questa mostra.
Grazie agli architetti-artisti che hanno dato il loro contributo con la loro opera.
Grazie agli sponsor che voglio nominare uno a uno. Innanzi tutto il Comune di Assisi, con la bellissima sala qui sotto, poi l’Ordine degli Architetti, la ditta Samuele Pelucca srl, DEA illuminazione, Giannoni & Santoni, Edilglobal, Visiona. I loro loghi e siti sono sulla locandina.
Grazie infine alla Fondazione, che ha scelto di proporre questa mostra a Assisi. E grazie a Simone Menichelli e Mattia Mattioli, che hanno fatto tutto ciò che c’è da fare per una mostra: dal trasporto, all’allestimento, alla locandina, agli inviti. Con pochissimi mezzi e in pochissimo tempo.

Devo premettere, per onestà intellettuale e per serietà verso chi soffre, che l’idea della mostra è partita prima del precipitare degli eventi in Ucraina. Non vi è insomma un aggancio immediato tra la mostra e l’attualità.
Anche se, e su questo la mostra è in perenne attualità, il mondo ha sempre bisogno di accoglienza, perché il mondo ha sempre bisogno dell’architettura.
Se l’accoglienza implica anche la protezione (ti accolgo per proteggerti), allora l’architettura nasce come accoglienza. Che si rinvii l’origine dell’architettura alla caverna, alla tenda, alla capanna originaria, all’invenzione del muro (per chi scrive), essa nasce proprio per accogliere, per proteggere, per stare. Anche a seguire Adolf Loos fino all’ultima conseguenza logica, l’architettura coincide con il tumulo: con la terra, quindi. Nostra ultima accoglienza, nostra ultima architettura.
Dunque davvero oggi non ci sarebbe molto da aggiungere sul tema trattato dagli architetti e dagli artisti di questa mostra, se non la necessità dell’estetica. E davvero l’estetica è uno dei criteri che ci distingue dagli animali. Il riso bergsonniamo non può nascere che sul viso di un animale estetico. L’uomo è dunque e soprattutto homo aestheticus. Sono molto d’accordo con Gianluca Peluffo, quando dice: “Il Mediterraneo non ha mai distinto etica ed estetica.” L’uomo estetico è dunque anche uomo etico.

Mi sia consentito introdurre un secondo punto, forse un po’ contro il mainstream, che chiamerò per brevità “L’elogio del muro”.
Oggi ce l’abbiamo tutti contro il muro perché è visto come strumento di divisione, di separazione, di esclusione.
Ma il muro è sicuramente anche strumento di protezione. Le persone scappano oggi dalle case e si rifugiano negli scantinati (dove il muro è più solido). Le persone scappano oggi dall’Ucraina e vengono in Italia perché in Italia si aspettano di trovare dei muri.
Il muro è anche strumento di inclusione, dunque.
Il fatto che noi non vogliamo più confini di nessun tipo deriva dalla credenza (tutta ancora da dimostrare), che l’assenza di confini porti all’assenza di conflitti. Far saltare tutti i confini porta all’indebolimento dell’identità. Evitare tutti i confini non porta a una personalità “liquida”, ma porta a una società gassosa, evanescente. La qualità che serve, invece, anche ai fini dell’accoglienza, è quella di poter dialogare con l’altro, anche se l’altro è molto diverso da me. Occorre una “razionalità ben temperata”, per citare (a memoria) Ratzinger.

I risultati degli artisti (sia consentito riunirli qui sotto quest’unica etichetta), chiamati a contribuire a questa mostra lo dimostrano: l’accoglienza è un’accoglienza pensata: una riflessione che guarda all’accoglienza sotto molti profili e che ci ritorna l’importanza e la fertilità di un tema così importante.
Che ovviamente avrebbe bisogno di ulteriori eventi e momenti di questo tipo.
La Fondazione Umbra per l’Architettura è dunque onorata di aver contribuito a questa mostra.

* Traccia dell’intervento di apertura della mostra.

Assisi 12 marzo 2022


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