Titolo altisonante, forse. A parziale giustificazione, non vi ho dedicato molto tempo, confidando più sul contenuto. Per tentare di unire qualche puntino sul quadro dell’architettura e del giudizio estetico sulle opere di architettura mi è parso sufficiente.
Il primo è che tra l’architettura (o forse l’archistruttura)
parametrica e l’intelligenza artificiale, il momento produttivo,
generativo, della forma architettonica subisce un’accelerazione.
L’intelligenza artificiale sarà pronta tra pochissimo per accettare
come input non solo un testo, ma immagini, disegni tecnici, fotografie e di integrare tutte queste fonti per generare un progetto
architettonico, decine di progetti architettonici, con velocità impression­ante. Non parlerei nemmeno più di velocità, perché parliamo di immediatezza.
Il computer produrrà decine di immagini architettoniche coerenti
tra pochissimo. Dico coerenti e forse dovrei dire congruenti perché saranno immagini dotate di una certa solidità disciplinare: immagini di un’architettura che potrebbe essere vera.
E questo, ci chiede di apprendere subito una prima abilità (o co-abilità: il senso sarà subito chiaro), sarà quella di imparare a creare con l’algoritmo, in una sorta di dialogo, di tentativi, di correzioni, di raffinamenti. Sarà una co-abilità perché anche l’algoritmo sarà chiamato ad apprendere da noi come rendere questo dialogo il più fluido e produttivo possibile.

Secondo punto, derivato. In questo contesto, a mio avviso, riprenderà grande importanza la capacità di fare un primo schizzo (diagramma, brouillons, schema), di quello che vogliamo fare. Lo schizzo è infatti al momento il mezzo più veloce ed economico per trasmettere un’intenzione progettuale. La frontiera ultima sarà la lettura del pensiero immaginativo, e non è detto che non ci si arrivi in poco tempo.

Terzo punto: l’algoritmo sarà in grado, una volta scelta
la configurazione finale, di produrre tutti gli elaborati tecnici
necessari (architettonici, strutturali, impiantistici, ecc.), congruenti tra essi. La modifica di un elemento sul modello riverbera su tutti gli elaborati specialistici. Senza considerare che alcuni elaborati saranno del tutto obsoleti perché sarà possibile avere in cantiere dei visori che consentiranno una valutazione del lavoro in progress. E dei robot costruttori a cui saranno inviate le informazioni per realizzare l’edificio. E’ evidente insomma che passiamo dal Computer-aided Design (CAD), alla (azzardo un neo-logismo): Robot-aided Construction (RAC), poiché il computer rappresenta solo un elemento di tutta la filiera, composta ovviamente di molto software, ma anche di qualche “macchina evoluta”.

Quarto punto: il digital twin. La capacità di avere gemelli digitali che consentono non sono la simulazione in fase di progetto, ma la simulazione nella fase di esercizio dell’oggetto. Il che significa avere molte più informazioni su cui basare la decisione.

Quinto punto: la capacità di simulare opere architettoniche è già adesso impressionante. Oggi possiamo fare modelli da stampare in 3D o possiamo fare modelli virtuali. E questi modelli, collegati alla Realtà Aumentata, ci consentono una valutazione più accurata di quella che era possibile fare fino a poco fa.

Data per buona la prima co-abilità e la grande capacità produttiva e di simulazione, la sfida culturale per tutti noi è duplice e si sposta sulla capacità di giudizio e la capacità di valutazione critica del progetto. Abbiamo infatti a disposizione una immensa capacità generativa e delle strabilianti capacità di simulazione: come scegliamo il miglior progetto?
Innanzi tutto si può ampliare di molto la platea di coloro che possono esprimere un giudizio sull’opera architettonica. Problema di governance, di partecipazione, di trasparenza. Chi dovrà giudicare? Come? Con quali procedure?
In secondo luogo: quali nuovi criteri dovremo sviluppare per giudicare il progetto d’architettura?
Poiché le valutazioni di tutti i fattori parametrizzabili saranno “algoritmizzate” (le istruttorie tecniche umane saranno azzerate), assumerà strabiliante importanza il giudizio estetico sintetico (nel senso che deve condurre a sintesi), dell’opera architettonica. Di tutto ciò che sfugge, al momento, all’algoritmo.


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