Elenco qui una serie di punti/suggerimenti in materia di architettura, urbanistica, paesaggio e materie affini, che a mio avviso avrebbero bisogno di essere oggetto di approfondimento, di discussione, di indagine, ovviamente secondo i vari livelli di government e con le più varie forme di governance. Alcuni punti sono più “generalisti”, altri più tecnici: ogni lettore potrà modulare il suo grado di interesse. Certo (1): ho dimenticato qualcosa. Certo (2): ci sono cose più importanti a cui pensare. Certo (3): non ho fornito soluzioni esplicite, ma apparentemente solo l’indicazione di temi. Solo che finora, questi temi, pure importanti, a me cari, languono dimenticati da qualche parte. Argomenti che ormai nessuno, sia esso singolo cittadino, sia esso organismo collettivo, sia esso istituzionale, mi sembra porti sui tavoli dell’attualità. Dunque li propongo qui in maniera molto semplice, a-sistematica, quasi come “messaggi in bottiglia”, con la sola speranza che forse qualcuno ne potrà trarre idee migliori, o domande migliori, che sarebbe già una bellissima cosa.
01) Finanziare una cattedra di Paesaggistica a Perugia.
02) Finanziare una cattedra di Restauro architettonico a Perugia. Rilancio qui un’idea la cui primogenitura (almeno per quello che mi riguarda), si deve all’amico Paolo Belardi.
03) Finanziare una cattedra di Urbanistica a Perugia. [Per questi tre primi punti, data la loro importanza e necessità in Umbria, credo non ci sia bisogno di particolari giustificazioni. Finanziare una cattedra significa attrarre un professore ordinario, che auspicabilmente possa iniziare a costruire una “scuola”.]
04) Approvare il Piano Paesaggistico regionale (PPR), “vestendo” così i vincoli e snellendo quindi alcuni procedimenti.
05) Aprire un tavolo con il Ministero Beni Culturali per risolvere le questioni legate alle sanatorie e ai condoni rilasciati nel tempo in assenza di autorizzazioni paesaggistiche.
06) Insistere presso il Ministero Beni Culturali per avere in Umbria e concordare un’interpretazione univoca dei procedimenti di sanatoria in ambiti vincolati dopo il Decreto “Salvacasa”.
07) Creare un archivio digitale unico dei progetti. Ogni ente (Comune, Regione, Provincia, ASL, ARPA), è profilato e vi va a “pescare” il dato che gli serve. Ogni cittadino, ogni tecnico, carica una sola volta il proprio contenuto su un unico server (once only).
08) Aprire a tutti, con molta più incisività, i dati (open data), che riguardano lo stato dell’ambiente e del territorio.
09) Incaricare le Province (o lasciare alla Regione), il compito di fare i Quadri Conoscitivi dei Piani Regolatori per le parti strutturali (vincoli, stato dell’ambiente, ecc.) del PRG, senza che ogni più piccolo Comune spenda soldi per rifare un’analisi del contesto che si sovrappone o duplica altri lavori. Questi Quadri Conoscitivi dovrebbero essere basati su sistemi GIS, quindi in formato shp. Consentire di conseguenza ai Comuni di fare Documenti “Strutturali” molto più leggeri.
10) Rimettere in funzione il “Tavolo permanente di confronto” previsto dalla legge regionale 1/2015 per discutere della stessa legge e delle materie correlate. Il tavolo di confronto dovrebbe prevedere la rappresentanza dei professionisti umbri, indicati quindi dalla RPT o scelti in altro modo dalla Regione, della amministrazione pubblica comunale e possibilmente anche della Soprintendenza.
11) Nel merito della LR 1/2015 rivedere ruolo, responsabilità e funzionamento della CQAP. La Commissione dovrebbe essere più qualificata, possibilmente intercomunale, più remunerata, più trasparente, e anche con qualche responsabilità amministrativa in più in caso di contenzioso per aspetti “estetici”.
12) Coordinare meglio i procedimenti di formazione dei PRG con le procedure di VAS. Oggi c’è ancora qualche disallineamento, che si ripercuote sui tempi.
13) Creare un fondo regionale per la demolizione dei detrattori paesaggistici e ambientali. La premialità attuale non riesce ad innescare un effetto volano per costruire nel costruito.
14) Per le operazioni di rigenerazione urbana (costruire nel costruito), bisogna abbinare una fiscalità che consenta un radicale e significativo abbassamento dei costi degli interventi nei brownfield rispetto ai greenfield. Se il suolo è un valore, questo valore deve essere pagato da qualcuno. Se il privato non trova il suo equilibrio perché oggettivamente oggi non è raggiungibile, una parte di questi costi deve essere necessariamente assunto dalla collettività.
15) Dopo il COVID sarebbe stato necessario ripensare radicalmente il nostro abitare. E ancora siamo in tempo. Favorire e incentivare, con Legge Regionale, nella costruzione di nuovi edifici, almeno una stanza in più per il tele-lavoro e una stanza in più all’aperto (balcone, loggia). Quindi diritto al sole (e all’aria): è noto infatti che l’aria indoor è molto più inquinata dell’aria outdoor.
16) Rivedere, nella legge regionale 1/2015, quali sono le reali dotazioni territoriali necessarie in ogni Comune (le dimensioni dei Comuni a mio avviso obbligano a una granularità e articolazioni degli standard).
17) Qualificare e gestire i nuovi usi del mondo contemporaneo: RSA, Residenze per Anziani Autosufficienti (RAA), Student housing, vertical farm, edifici per generazione di energia, data center, edifici per accumulo di energia, glamping, case sugli alberi, ecc.
18) Recepire il Regolamento Edilizio Tipo approvato in Conferenza Unificata: la Regione Umbria è ormai la sola a non averlo fatto. E produrre un unico Regolamento tipo di dettaglio per tutti i comuni dell’Umbria.
19) Chiedere ai privati i dati tecnici dell’intervento in formato excel in modo da poter estrarre le informazioni per iniziare a popolare i GIS comunali con i dati provenienti dal basso, nel momento in cui i tecnici incaricati trasmettono una “pratica” in Comune.
19) Incentivare chi vuole “tornare indietro” e riconsegnare i suoi terreni allo spazio rurale. Gli incentivi potrebbero essere anche diritti edificatori. E dunque istituire il Registro dei crediti edificatori (o almeno aiutare i Comuni a istituirlo). Tra l’altro non si vede perché non si possa pensare a un mercato regionale di questi crediti.
20) Riorganizzare e fornire una disciplina omogenea per tutti i Comuni per i procedimenti in variante al PRG per gli insediamenti produttivi tramite il SUAP (DPR 160/2010).
21) Fare chiarezza su cosa si intende per consumo di suolo, distinguendo da una parte la qualità reale dei suoli e dall’altra tenendo in considerazione gli eventuali diritti acquisiti.
22) Favorire in modo molto più incisivo i concorsi di progettazione, anche presso i Comuni più piccoli, per innalzare la Qualità dell’Architettura. All’Architettura di qualità deve essere concessa qualche operazione coraggiosa in più, anche e soprattutto nei centri storici.
23) Avere un solo portale, valido per tutti i Comuni umbri in materia di edilizia (SUE). O imporre che i portali funzionino tutti con la stessa architettura logica e la stessa struttura.
24) Avere una sezione FAQ nel sito regionale (o obbligare i Comuni a metterlo nei loro siti), in materia di edilizia e urbanistica: il 70% del tempo del front-office è impiegato dagli istruttori a rispondere alle stesse domande da parte dei diversi tecnici: un patrimonio di conoscenze che viene ripercorso ogni volta. La sezione FAQ potrebbe essere affiancata o sostituita dall’Intelligenza Artificiale perché le risposte sono in buona parte attività automatizzabili.
25) In materia di energie rinnovabili, a mio avviso il problema è più estetico che tecnico (ecco tornare di nuovo l’importanza dei primi 3 punti, anche se con i tempi siamo in ritardo), e occorre in rapidità un’operazione capillare e continua di sensibilizzazione sul tema del paesaggio e, in contemporanea, sul tema del nostro fabbisogno (crescente), di energia. Il Valore del Paesaggio e il Costo dell’Energia: il Costo del Paesaggio e il Valore dell’Energia.
26) Nei limiti delle possibilità consentite dalla normativa nazionale, condensare l’attività edificatoria in due titoli abilitativi.
27) Rivedere la costruzione delle tabelle per la determinazione degli oneri “concessori” (il Contributo di Costruzione), in funzione anche della Qualità dell’Architettura.
28) Creare un fondo di anticipazione regionale per consentire ai Comuni di progettare in anticipo e di avere un “parco progetti” spendibile per finanziamenti dell’Unione Europea o dello Stato. Se si aspettano i bandi si arriva sempre in ritardo nella progettazione del lavoro pubblico.
29) Redigere un documento guida, dal taglio pratico e concreto, per supportare i Comuni nella redazione della SUM (Struttura Urbana Minima). Disaccoppiare amministrativamente questo strumento dal PRG per fare in modo che il suo aggiornamento e la sua implementazione siano molto più veloci rispetto al procedimento di formazione del PRG, e che possa dunque essere approvato anche in variante al PRG. Questo strumento può essere redatto con l’aiuto dell’Università, certo, ma soprattutto del Centro Regionale di Foligno.
30) Redigere un testo unico sulla ricostruzione, non tanto per gli aspetti tecnici (abbiamo un’ottima struttura per questo), quanto per gli aspetti economici e sociali. Il tema non è COME ricostruire: il tema è PER CHI ricostruire.
31) Spingere (nudge) verso il BIM anche la filiera privata delle costruzioni.
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