La sera l’autobus che partiva alle 19,40 da Piazza Garibaldi a Spoleto ci lasciava a San Martino alle 8,20: 4 km di strada per tornare a casa. Estate a parte, dunque, le porte dell’autobus si riaprivano e ci consegnavano al buio e al silenzio. Dopo i primi 50 metri, in cui il lucore dei lampioni della strada provinciale ancora accompagnava i passi, subentrava po’ di paura. Paura ordinaria del buio, soprattutto dei cani pastore. Ma non c’era alternativa: adattarsi un po’ a quel nero e andare avanti, pensando a altro. Ricordo che una sera, appena sceso, ho continuato a cantare la canzone che stava passando alla radio dell’autobus: “Io camminerò”, la canzone di Umberto Tozzi o Fausto Leali (non ricordo bene). Cammino e canto. E mi immagino una storia d’amore importante, dove posso dire a una donna: “Perché sei così bella, se non sai quello che vuoi?” Mi rendo conto che il significato, il vero significato, mi sfugge. La melodia e il ritornello mi ipnotizzano (la potrei cantare ancora oggi), ma ci deve essere un altro significato: non può essere questa frase, quasi priva di senso. M’immagino una donna ideale, una composizione raffaellesca (questo lo dico oggi), di parti di altre donne: gli occhi di Mireille Mathieu, la voce un po’ roca di F., la dolcezza di P., la risata travolgente di E., il profumo di mandarino di quella signora che mi è passata vicino oggi… Non so come, ma la cosa sembra funzionare. Continuo a cantare e a pensare alle parole: “[….] e una sera impazzirò, quando mi dirai che un figlio avremo, avrò [….]”. La canto a voce alta, e cerco di immaginarmi cosa voglia dire, cosa si possa provare nel sentire una donna che ti dice questa cosa. Cosa vuol dire diventare padre? Cosa vuol dire avere un figlio? Si impazzisce veramente? Come reagirei? Come reagirò? Come dovrei reagire? Mi faccio tutte queste domande mentre mi rendo conto che ancora non ho mai fatto l’amore con una ragazza. Come si fa? Come si chiede? Si chiede? O in quei momenti si diventa muti e si capisce lo stesso? E come si arriva a quei momenti? E dove si va a far l’amore a quindici anni? Si fa l’amore solo d’estate? E Patrizio come ha fatto? A chi potrei chiedere senza sembrare del tutto ignaro dell’argomento? Una domanda alla volta, un ritornello alla volta, arrivo a casa. Il camino è acceso, ho fame: anche le domande se ne vanno in fumo.
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