Tra i posti che ho amato moltissimo c’era Vallice.
Vallice era un luogo magico, frutto di un’intuizione fantastica di un uomo buono: Amerigo C. Aveva comprato questa piccola casa tra le colline che dividono Spoleto da Terni, in prossimità di Giuncano, e nell’insenatura più profonda aveva realizzato uno sbarramento e dunque si era formato un laghetto. Acqua purissima e freschissima, che confluiva dai campi e dai boschi lì intorno.
A Vallice ho fatto il bagno l’8 aprile del 1985. Era il Lunedì di Pasqua. Giornate bellissime. Ho preso l’Alfasud verso le 11: vi ho caricato le pinne la maschera un tubo di gomma lungo circa 5 m un po’ di filo di ferro dolce, un paio di pinze.
Sono andato a Vallice. Non c’era nessuno. Ho trovato un ramo piuttosto grande già segato. Ho legato il tubo di 5 m al ramo da una parte e l’altra estremità del tubo al boccaglio della maschera. Ho buttato tutto il sistema in acqua, mi sono seduto ho messo le pinne e mi sono tuffato. L’acqua era gelata e per un momento ho pensato che avevo fatto una cazzata gigantesca. L’acqua era talmente fredda che mi sembrava che il petto non riuscisse fisicamente ad ampliarsi e quindi ospitare l’aria. Non so come, ma ho superato questo momento e ho cominciato a nuotare sottacqua con qualche difficoltà, poiché comunque il corpo tendeva a tornare su e quindi dovevo sempre puntare con la testa verso il basso. L’inerzia del tronco era molto più alta della mia battuta di gambe e quindi il boccaglio tendeva a storcersi e fare entrare l’acqua. Quindi una volta sono dovuto risalire rimettermi maschera e boccaglio un po’ più correttamente e poi sono partito di nuovo sotto questa volta muovendomi più piano verso il fondo, sui 4 5 m di profondità Un paesaggio un po’ deludente fatto di pini e roverelle abbattute dal bulldozer e ormai completamente sommerse dall’acqua. Un fondale che era tutta l’argilla che era lì intorno. Quindi verde di qualche alga e grigio chiaro della terra. In ogni caso ho fatto un bel giretto. Quando sono tornato su ero bianco su tutto il corpo. Mi sono sdraiato sulla spiaggetta di argilla dopo essermi asciugato con l’asciugamano. Poco dopo sono diventato rosso e ho cominciato a sudare ovunque: dal petto, dalla schiena, dalle cosce, dalle braccia, dal viso. E’ durato una decina di minuti. Mi sono rimesso la camicia leggera i pantaloni e sono andato a Spoleto, con il finestrino aperto, piano piano, gustandomi già il ricordo di quello che avevo fatto.
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