La pastinaca è una pianta erbacea. Quand’è giovane e fresca i maiali ne vanno matti. Le pecore invece non la mangiano, né ho fatto mai caso se le capre la mangiassero, ma mi pare di no. E’ una pianta dall’odore molto forte, che io assimilo al sedano.
Qualcuno la chiama panacea.
La particolarità di questa pianta che allora era molto diffusa intorno alla nostra casa è che è urticante. Almeno per me. Non lo è per tutti. A mia nonna (ovviamente), non dava fastidio. A me devastava. Il problema è che non è urticante come l’ortica: non punge, non si sente quando ci passi attraverso. Anzi la foglia sembra morbida e vellutata, bella verde. E’ solo dopo un po’ di ore che comincia il prurito e vengono delle bolle, delle vesciche, che prudono, bruciano, ecc. Nonna lo aveva detto, e anche zio Claude, ma poiché a loro non faceva effetto, non riuscivamo a visualizzare questa pericolosità. Detto così oggi sembra facile. Io ci ho messo degli anni a scoprirlo e dei buoni decimetri quadrati di pelle. E poi, primo: non sapevamo che laddove il liquido fuoriuscito, lacerando la vescica, si asciugava sulla pelle, avrebbe prodotto nuove vesciche. Secondo: non sapevamo che questo fenomeno si alimentava con i raggi del sole, e con la pelle esposta. Lo avrei saputo solo con internet, facendo delle ricerche. Se si considera che io andavo spesso con i calzoni corti e al massimo una maglietta in mezzo ai campi, si capisce come poteva ridurmi questa cosa.
Il fenomeno era così evidente che il medico che mi visitava per giocare al calcio mi ordinò una pomata da metterci. Ma la pomata non faceva nulla. Avevo già provato da solo anche con l’olio, per lenire il prurito, ma niente.
Il prurito era così forte che mi grattavo fortissimo e poi non resistendo più mi mettevo in una vasca di acqua fredda. L’acqua fredda dava un momentaneo ristoro, ovviamente. Ma una volta passato l’effetto vasocostrittore, il prurito riprendeva più forte di prima.
La prima soluzione che riuscii a dare al problema fu ovviamente evitare (per quanto possibile), il contatto. Ma allora era veramente difficile. Era diffusissima: oggi non c’è quasi più. Qualche volta quindi ero costretto a mettermi pantaloni lunghi e camicie lunghe. Per me un vero inferno. Quando ero giovane, guardavo questi quarantenni cinquantenni sessantenni con i loro jeans e le camicie lunghe e il cappellino e mi sembravano vecchi. Vestirmi così avrebbe voluto confessare pubblicamente che anch’io ero diventato come loro: adulto, e poi subito vecchio. E io non lo volevo. Mi sentivo radicalmente diverso. Non solo non ero vecchio, ma volevo dimostrare che si poteva invecchiare restando con i calzoncini corti e senza camicia. Cosa che si può fare, ovviamente, anche se a costo di qualche grado di sofferenza in più. I miei pantaloni erano di cotone, di velluto, jeans (molto molto raramente): più spesso erano i “bleus”, che mia zia riadattava dalle tute blu (appunto), di mio zio. Le tute erano di cotone extra forte e quindi erano come i jeans. Le camicie invece erano camicie leggere, e penso che non fossero sufficienti a schermarmi completamente dal contatto sulle braccia.
La seconda soluzione fu di fasciarmi fortissimamente con delle bende, il che (l’avrei saputo dopo), funzionava benino soprattutto perché evitava di grattarmi e evitava i raggi del sole. Purtroppo, quando la pustola era matura e si lacerava, il liquido veniva un po’ assorbito dalla benda, ma un po’ rimaneva a contatto con la pelle, e avevo capito che era questione di poco tempo, così che di giorno cercavo di verificare un paio di volte se le vesciche erano bucate o meno. Erano fasciature fatte da me o da Cristina e quindi non professionali: non restavano a lungo, anche a causa dei lavori che facevamo. Quindi la praticai pochissimo tempo.
La terza soluzione fu di grattarmi fino al sangue, togliere la parte di pelle superficiale della vescica, e mettere del sale grosso sulle piaghe. Soluzione drastica e dolorosa, ma che funzionava. Una sorta di “bruciatura”. Il sale all’inizio faceva uscire altro liquido giallastro e poi cristallizzava sulla pelle. Quando si era un po’ asciugato toglievo questa sorta di crosta di sale, lavavo bene e mettevo il sale fino, spingendo con le dita perché aderisse bene alla ferita. Anche questa seconda salatura cristallizzava, ma la lasciavo sulla pelle senza più curarmene. Dopo poco si era formata una ferita come una normale sbucciatura o bruciatura, con una crosta più rossa. E che non produceva più alcun liquido. Piano piano il corpo faceva il suo lavoro, la ferita si rimarginava. Ma dove aveva picchiato la pastinaca subspecie urens i peli non crescevano più: non sarebbero mai più cresciuti. Ho scoperto solo molti anni dopo che la potevamo mangiare, soprattutto le radici.
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