La morte recente dell’amico Andrea Ricci, architetto dalle rare capacità affabulatorie, sia nell’eloquio che nel disegno, il conseguente ripensamento (diverso dal semplice ricordo), della mia stagione con il prof. Leoncilli Massi, nonché qualche parola in famiglia sul tema, mi hanno spinto un’altra volta a chiedermi perché per me fosse così importante insegnare. Al di là della (forse) cristiana vanità di farsi chiamare “professore”, cosa che non ho mai spinto a fare né che ho mai usato, della piccola iniezione di autostima per il fatto di sentirsi importante per qualche studente, per me insegnare obbligava a studiare, a imparare, a smontare, a conoscere. Mi è sempre piaciuto decostruire, conoscere cose nuove, leggere, immaginare, imparare. E ho realizzato che per me non c’è modo migliore di imparare se non insegnare.
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