Ieri ho assistito a un bel pomeriggio di architettura. Grazie a Andrea Margaritelli, la Sala dei Notari era stracolma, con persone in fila anche sulle scale.
Ne faccio una primissima lettura. Talento straordinario innanzi tutto, che ha reso domestiche anche le funamboliche contorsioni di Zaha Hadid. Poi: plateale dimostrazione di una potenza economica e tecnologica cinese, a cui viene quasi voglia di arrendersi come i “barbari” quando videro i romani costruire il Ponte sul Reno in pochi giorni. Potenza economica e tecnologica che sorvola sul tema del consumo di suolo, così esiziale da noi. Non basta infatti costruire sottoterra, o meglio ancora, sotterrare l’architettura per essere ecologici. Non lo dice BMB: lo dice Ma Yansong: la sua idea di natura non è principalmente legata a un’idea di natura “incontaminata”. La sua idea di natura è “poetica”, “emotiva”.
Ribadito ancora una volta che è sicuramente un grande architetto, è sicuramente anche un grande mago, un grande illusionista. Poeta e “fingitore”. Lui usa la natura per far “scomparire” l’architettura. E’ sempre lui a dirlo, non io. E la cosa ha più di un senso, per almeno due motivi. Il primo è che la sua natura è una natura ri-disegnata, ri-pensata, ri-concepita. Con un pensiero talmente raffinato e colto da ridiventare quasi naturale. Come se non ci fossimo mai allontanati da quel dipinto cinese che ha proiettato, illustrando un suo grande edificio ai bordi un lago. Il secondo è che se il contesto in cui nascono i suoi progetti è quello di una congerie di grattacieli prismatici in acciaio e vetro, i suoi progetti (una categoria nuova che sta tra la scultura enorme e una parte di città), pongono immediatamente questi grattacieli nel passato. Su questo ha ragione Walter Mariotti: sembrano appartenere già a un’altra epoca.
E vengo al punto per me più difficile. Alcuni dei suoi progetti sono in realtà dei grandi vuoti, dei grandissimi vuoti, con un oculo di luce zenitale. Semplifico e brutalizzo: modello Pantheon. O se volete essere più moderni: Palazzetto dello Sport di Nervi a Roma. Bene, immaginate ora di ricoprire questi edifici con un bello strato di terreno che sia coltivabile e anche praticabile per delle passeggiate. Ecco il “disappear” dell’architettura. Ora, mentre possiamo convenire che l’esterno del Pantheon non sia un granché (a parte il pronao), e che anche quello del Palazzetto sia sacrificabile, questa metodologia non può essere applicata alla Rotonda del Palladio, per esempio. O meglio: può anche essere applicata, solo che io non lo vorrei. Ci sono architetture di cui sono orgoglioso e che vorrei fossero visibili anche dall’esterno. Credo che una delle grandi lezioni dell’architettura greca sia stata la conquista della “piena luce” e io non mi sento di rinunciarvi solo per avere delle morbide colline su cui passeggiare.


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