Il tiglio arrivò tardi a casa. Ora ce ne sono due, tra la casa e la siepe di alloro, che oggi è gigante. Non so perché zia o nonna non pensarono a piantarlo. Ma è un albero che mi è sempre piaciuto tanto. Così profumato, così dolce nelle sere di maggio. E’ un albero che non vive molto. Direi che è un albero delicato. Verso novembre le foglie diventano di un bel giallo luminoso e cadono quasi tutte insieme. Le foglie sono fragili, sottili, e quindi non possono resistere al freddo. Se capita di passare in un gran bel viale, punteggiato da molti tigli, lo spettacolo aureo è assicurato. Certo: l’Unter den Linden è impressionante, ma ecco, c’è un luogo particolare a Spoleto, nel tratto che va da Via Filitteria al Duomo, che è pieno di magia. Una magia di proporzioni, di materiali, di cromìe, di piccoli accidenti (un grande muro di sostegno, una fontana, un muretto basso, le scale laterali), di microclima. E’ uno slargo di pochi metri, con una forte pendenza e un terrazzamento. Vi sono 3 tigli. Nelle sere di maggio, quando cominciano a schiudersi i fiori, vi è un odore dolcissimo, che arriva quasi alle punte del gelsomino. Vedere i frutti scendere a terra, appesi ai loro “elicotteri”, è sempre uno spettacolo che fa tornare bambini. Siccome è uno slargo racchiuso tra palazzi, il vento è sempre mitigato, e quindi i frutti si depositano ai piedi degli alberi. Poi, in autunno, a fine giornata, lì si danno appuntamento centinaia di passeri e fanno un gran vociare. C’è un bellissimo tramonto sul finire dell’estate, ed è bello andarci proprio in quel momento, per gustare tutta la dolcezza, la languidezza, la lussuria di quella luce aranciata che rimbalza sulle facciate dei grandi palazzi a monte. Bisogna prendersi del tempo e sedersi sul muretto di mattoni del terrazzamento. E aspettare senza aspettarsi nulla: qualcosa succede sempre quando il tempo è sospeso.
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