Liberi di costruire

Trascrivo qui di seguito un estratto brevissimo dall’ultimo libro di Marco Romano, Liberi di costruire. Non piacerà sicuramente a molti, anche se a me pare invece molto fertile.

“La diffidenza per la libertà del singolo cittadino e per i suoi desideri, che costituisce la piattaforma concettuale della pianificazione, fa sì che venga data molta rilevanza al <>, una categoria astratta che misura la felicità cittadina in metri quadrati senza alcuno scrupolo per superfici anche molto estese sottratte all’agricoltura per un loisir molto problematico – prati e boschetti spesso deserti – mentre riserva il proprio disprezzo per gli orti e i giardini che attorniavano lietamente le case del Petrarca come le ville suburbane di oggi, considerate da qualcuno, invece che vera e propria espressione della libertà (e del chilometro meno che zero), lebbra del paese.”

Documento Programmatico Futurista #2

PTCP NUNTEREGGAEPIU’

Abbasso e alè
abbasso e alè
abbasso e alè con le azioni
senza disegni e osservazioni
la vastità
la continuità
la strada in bianco il rischio forte
i vincoli puliti i palazzi di corte
ladri di bolli
super tensioni
verdi di stato e depuratori
il grasso ventre dei funzionari
rette politicizzate
legende legalizzate
auto blu
fiumi blu
zone blu
alberi blu
PUC and PUST
NUNTEREGGAEPIU’
Eya alalà
PRG PST
PC PC
PRG PST PLI PRI
PC PC PC PC
Effe Oliva
avvocato Assini Nicola Assini
Mantini Cirulli Irelli
E il PUT che passa a Micelli
il DST che li fa belli
Avarello
Morassut
il PUC il PIR sul BUR che fa POR
e che PIP questo PUP Campos Venuti
ho la RERU della VinCA
nuovo PdL cavaliere senatore
piano integrato monsignore
e AIA cherie mon amour
NUNTEREGGAEPIU’
densità parlamentare
abbasso e alè
il numero degli indicatori
l’utenza e i fruitori
sia consentito dirlo
è un piano molto serio
che può essere migliorato
nella misura in cui
uno scenario
SIA meno compromesso
ahi la VAS
La SUM e il sess
è tutto un test
Il PCS
se per un SUAP tanto clamore
valutazione di tutto il rumore
e vivremo nel terrore che ci rubino la VIA
è più standard che poesia
dove sei tu? non disegni piu’?
dove sei tu? io voglio un PRU
soltanto tu L’Autoritù?
NUNTEREGGAEPIU’
Ue paisà
il vernissage
il paesaggio
l’arrembaggio
il monitoraggio
il drenaggio
l’atterraggio

PTCP NUNTEREGGAEPIU’
PRG NUNTEREGGAEPIU’
PTA NUNTEREGGAEPIU’
PRT NUNTEREGGAEPIU’
PQA NUNTEREGGAEPIU’
PSC NUNTEREGGAEPIU’
PSO NUNTEREGGAEPIU’

(Continua …)

Documento Programmatico Futurista #1

Lo scritto che verrà sarà frutto di una lenta stratificazione. Nasce tuttavia dalla esigenza di rileggere, con ironia (ed anche autoironia), dissacrante ed iconoclasta, le relazioni generali che accompagnano i piani regolatori di tutta Italia. In realtà si tratta non solo di piani regolatori, ma anche di Piani Strategici, di Masterplan, di Piani Guida, di Accordi di Programma, di Rapporti Preliminari e di tutta una congerie di strumenti dall’acronimo inquietante. In tutti questi documenti spesso si ripetono per pagine e pagine degli obiettivi ambiziosi e lungimiranti, talmente lungimiranti che non li vedremo mai. Spesso queste pagine sono copiate di sana pianta da altre relazioni, che provengono da altre città, da altre situazioni, realizzando quelle che io chiamo il C.I.S.: copia, incolla e … sbaglia!
Ormai lo facciamo un po’ tutti, giocando un ruolo delle parti a volte completamente assurdo: gli urbanisti non intendono sottrarsi ad una scrittura “alta”, ma autoreferenziale; gli amministratori hanno bisogno di rispecchiarsi in un documento che è più bello del libro dei sogni; i funzionari pubblici mal sopporterebbero, ormai, delle relazioni scritte in un italiano piano, con poche pagine asciutte, senza aggettivi e senza dissertazioni su tutte le discipline dello scibile umano. Siamo presi in questo gioco e ci siamo forse “incartati” da soli. Questo scritto che verrà è anche il tentativo di “togliere l’imballaggio”, come dice uno scrittore che amo molto (Paolo Nori), e di guardare le cose. Così.

Uno dei primi obiettivi (se non il primo), che tutti questi documenti fissano, è: riqualificare l’esistente.
Per noi il primo obiettivo sarà dunque: dequalificare l’esistente!

Confesso che non ho votato

Confesso che non ho votato. Spero che questo non implichi, tout court, che non possa parlare delle elezioni e dei risultati.

Non ho votato perché penso che il mio voto (come quello degli altri, ovviamente), sia importante. È poiché alcuno dei candidati mi convinceva, e poiché ritengo che in questo ultimo anno del mio voto non è che si sia avuto un gran rispetto, ho preferito rinunciare.
Non voglio evitare la mischia: se fossi stato costretto, avrei scelto Berlusconi.
Le elezioni non si vincono con i programmi, e credo che oltre al risultato negativo del PD stia lì a dimostrarlo in maniera inequivocabile, il successo del M5S. Qualcuno sa dirmi con precisione qual è il suo programma?
Le elezioni si vincono con delle proposte anche visionarie, che arrivano al cuore ed alla pancia, oltre che alla testa. Con un comportamento vincente del leader: combattivo, fiducioso. Poi, sì, dopo, con un programma.
Solo Berlusconi e Grillo hanno saputo parlare a questi tre “luoghi”, anche se in misura diversa.
C’è stato un forte disallineamento tra i sondaggi ed i risultati. E qualcuno si indigna con i cittadini che hanno dichiarato una cosa e votato un’altra. C’è qualcuno che si vergogna di dire che ha votato Berlusconi? Si certo. Quando la sinistra ritiene che 20 milioni di cittadini siano dei coglioni o degli sottosviluppati  solo perché hanno votato diversamente, c’è qualcuno che può sentirsi non in grado di sostenere pubblicamente le proprie ragioni. Lo fa, ma non lo dice, insomma.
E’ ora di eliminare la radicalizzazione, la personalizzazione, e di trovare degli accordi.
Tornare a votare sarebbe inutile: darebbe forse la maggioranza numerica ad una delle parti ma, di fatto riproporrebbe la situazione attuale.
L’Italia è al momento così: la sinistra ne sia consapevole. C’è una parte consistente degli italiani che la pensa diversamente (che non è sottosviluppata) e c’è un’altra grande parte che deve ancora capire cosa fare del consenso ricevuto (che non è sottosviluppata). La fotografia, in estrema sintesi, è questa.
E’ il momento di tirare fuori buone idee e di mostrare rispetto per il voto di tutti. E anche per il non-voto.

Ecco le 70 proposte per la green economy e per uscire dalla crisi

See on Scoop.itArchitettura

Sono 70 le proposte (pdf) approvate dal Comitato organizzatore degli Stati Generali della Green Economy nella riunione del 19 ottobre 2012.

 

Sono estratte dai documenti elaborati dagli 8 gruppi di lavoro tematici e sono indicazioni destinate al confronto con tutti gli interlocutori che interverranno agli Stati generali di Rimini del 7 e 8 novembre in occasione di Ecomondo-Key Energy.

See on www.qualenergia.it

Architettura – Conosciamo l’architettura utopica di Boullée (NovArchitectura)

Via Scoop.itArchitettura

NovArchitectura scrive: Conosciamo l’architettura utopica di Boullée e anche su Architettura boullée, utopia, cenotafio di newton dal sito http://www.novarchitectura.com (RT @architettonico: #architettura Architettura – Conosciamo l’architettura utopica …
Via www.diggita.it

E’ simpatico questo gufo! #HootSuite ht

E’ simpatico questo gufo! #HootSuite http://hootsuite.com

Il futuro della città*

Innanzi tutto buongiorno a tutti e grazie agli organizzatori per avermi invitato a questo tavolo.

Come d’abitudine il mio intervento è diviso in due parti: nella prima faccio più che altro domande; nella seconda metto sul tavolo qualche piccola proposta, sicuramente non geniale, ma magari foriera di sviluppi. Starò nei 20-25 minuti.

Perché è importante la città? Perché torniamo ad interrogarci sulla città? Perché l’80% della popolazione italiana vive in città. La città è diventato il soggetto principe di questo terzo millennio. Nella città si produce ormai molto del nostro prodotto interno lordo. A livello planetario siamo vicini alla soglia del 50% della popolazione in aree urbane. A fronte dell’importanza sempre più alta di questo soggetto, la politica nazionale prima e regionale poi sembra muoversi in ritardo. Alla fine degli anni ’80 vi era stata la precognizione del tema ed a livello nazionale si era dotata anche di articolazioni ministeriali per le città (Nicolazzi, Tognoli). C’era stata la L. 142/90 che aveva istituito le città metropolitane. Il momento di picco sono stati anche i PRU (Programmi di Riqualificazione Urbana) del 1994, tra l’altro sotto il Ministero dei LLPP, poi la cosa è stata riassorbita. Ora la nuova stesura del decreto sviluppo sembra mettere l’accento di nuovo sulle città e sui piani di riqualificazione urbana. Speriamo che sia l’inizio di una nuova stagione.

Come sarà la città di domani? Beh, innanzi tutto non esiste un solo tipo di città. Diciamo anzi che la dimensione, nella città, è fattore non solo quantitativo ma qualitativo. Ci sono le grandi città e le piccole città, come Bastia, che vivono ancora in un equilibrio sostenibile tra servizi offerti  e difficoltà. Sotto una certa soglia non parliamo di città, ma paesi. Non è solo una differenza di numero di abitanti, come immaginate, ma una differenza qualitativa. In questi pochi minuti farò delle riflessioni che si adattano a città grandi ed a città meno grandi, come Bastia.

Parto dalle questioni forse più difficili: la forma della città. E’ ancora possibile dare una forma alla città? Una forma ben definita, intendo. E domanda ancora più cattiva: è necessario dare una forma alla città? La città può essere ancora regolata? E quali possono essere gli strumenti che la governano, che la controllano? Il PRG è ancora uno strumento efficace? Dopo di me parlerà l’arch. Patrizio, che ci racconterà delle cose sul QSV. Mi pare evidente che i QSV costituiscono, in sé, una critica al PRG. Senza una crisi del PRG non avremmo avuto i QSV. Tra l’altro mi pare che sia ancora un nodo da sciogliere, quello dell’integrazione tra PRG e strumenti strategici o trasversali. QSV, VAS, Piani Strategici, tutti gli strumenti di pianificazione e controllo ormai integrano la parola strategico al loro interno. E il PRG, che fino a poco tempo fa aveva valore a tempo indeterminato, non poteva assumere valenza strategica?

Perché dunque dobbiamo pianificare? Perché dobbiamo conformare? Per varie ragioni: per ragioni positive, proattive da una parte: incrementare, facilitare lo sviluppo di una comunità. Per ragioni distributive, di equità sociale dall’altra: ripartire i costi della trasformazione urbana su tutti i cittadini. Per ragioni sociali: nel momento della pianificazione si ha un momento di partecipazione e di crescita collettiva che altrimenti non si ha: la città riflette si se stessa, si interroga.

Il PRG è nato e si fonda sul territorio, sul terreno, sulle localizzazioni, perché probabilmente buona parte della ricchezza nasceva dal rapporto con il territorio. Adesso la nostra economia dovrà invece sempre più basarsi su incrementi di valore dati da ulteriore conoscenza, idee, innovazioni. Ma in un’epoca in cui l’economia sarà governata per i prossimi anni dalla conoscenza, dalla creatività, dall’innovazione, quale ruolo può avere uno strumento che si occupa principalmente di territorio, di localizzazioni, di indici, di mq?

Serve ancora la Conferenza di Servizi?

La Conferenza dei Servizi ex L. 241/90 è vista dai più come il toccasana del procedimento amministrativo. Io stesso, quando ero nella pubblica amministrazione, ne ho fatto buon uso. Vediamo però come il legislatore l’ha pensata e come è stata poi applicata, e se potrà continuare a sopravvivere così come viene intesa.

Non entro nella querelle se la Conferenza sia una nuova forma di organizzazione dell’amministrazione o solamente un modo diverso di condurre il procedimento. Qui mi interessa solo dire che il legislatore ha voluto cogliere, con la conferenza ex L.241/90 almeno due obiettivi: 1) mettere insieme più enti di fronte ad uno stesso problema; 2) costringere gli enti ad una decisione entro certi termini. E infatti ha delineato tipi diversi di conferenza. Anche qui, per non entrare nel dettaglio, e a costo di essere brutale nella semplificazione, dico che il legislatore ha previsto due grandi categorie di conferenze: una per far emergere gli interessi in gioco, o per capire che tipo di iniziativa e di procedimento occorreva mettere in cantiere; un’altra, infine, per decidere con tempi certi e secondo un meccanismo di maggioranza, facendo assumere alla determinazione finale di chiusura dei lavori un effettiva efficacia.

Ora: sulla prima non ho nulla da dire, se non che quest’aspetto di collegialità di fronte ad uno stesso tema è sicuramente positivo. Tutti gli enti ed il privato sono seduti intorno ad un tavolo e si cerca di comprendere quali saranno gli ostacoli da affrontare, quali i pareri da ottenere, quali gli interessi da sacrificare, e così via.

Sul “Piano Casa” in Umbria* (a cura di Glauco PROVANI)

                                        OSSERVAZIONI SULLA LEGGE 27/2010

PIANO CASA O CASA SENZA PIANO?

O legge SUPERBOZZO

                                                                                             terza edizione

Il presente scritto fa seguito alla prima edizione relativa all’esame della legge 13/2009 sul piano casa recentemente modificata.

Osservando l’attuale Legge Regionale 27/2010 viene spontaneo chiedere se sia una legge del PIANO CASA oppure la legge della CASA SENZA PIANO.

In urbanistica per norma l’edificazione dovrebbe discendere da previsioni di un PRG e da un piano attuativo che disciplini puntualmente i limiti volumetrici delle costruzioni e la razionalità della dotazione degli standard necessari per una civile e normale convivenza tra gli abitanti come ad esempio, gli spazi del verde pubblico, i parcheggi pubblici, la viabilità del quartiere, i vari servizi insomma tutto quello che l’urbanistica indica opere di urbanizzazione primaria.

E’ fuor di dubbio che un incremento delle volumetrie (o SUC che sia), senza alcuna disciplina attuativa ma effettuata a “macchia di leopardo” andrà ad incidere negativamente anche sulle dotazioni delle urbanizzazioni secondarie che un corretto strumento urbanistico dovrebbe prevedere e dotare le zone interessate dall’edificazione.

L’attuale legge dà la possibilità di beneficiare degli incrementi anche le costruzioni in zona agricola, ma dimentica che il corretto uso del suolo agricolo, normalmente inteso come zona produttiva e deputata al soddisfacimento dei bisogni del “coltivatore”, non può ospitare, senza un’accorta analisi del fabbisogno ed un puntuale censimento di tutto il costruito in modo incongruo ed indiscriminato  trasformismi di accessori di dubbia provenienza e classificati all’occorrenza come ex abitazione

Di solito questa operazione viene giustificata come il miglioramento della funzionalità degli spazi abitativi, produttivi e pertinenziali degli edifici esistenti, assicurando, nello stesso tempo, il conseguimento di più elevati livelli di sicurezza, di efficienza energetica e di qualità architettonica”

Da parte di molti comuni sono scaturite fantasiose “interpretazioni dell’art.35 LR 11/2005 permettendo demolizioni di ruderi di incerta destinazione  residenziale poi  trasformati in “ville” o in case mono  o bifamiliare incentivando in un certo senso anche una certa “speculazione”.

L’attuale piano casa viene “impinguato”anche da varie premialità.

Le premialità e gli incrementi previsti dalla legge che potrebbero suonare come un “abuso consentito”, non ritengo, come architetto che un fabbricato definito nel volume e nella sua caratterizzazione formale possa ammettere “un bozzo” ed ora con le premialità un “super bozzo”di nuovi volumi e che poi il fabbricato medesimo sia ossequioso con l’attuale disciplina delle zone sismiche, alquanto rigorosa per l’esistente, con l’ambiente e con la qualità architettonica sbandierato dalla legge regionale che si commenta.