QUANDO UN MATTONE … E’ UN MATTONE (2) …

GRAZIE GRANDE MICHAEL … CHE CI HAI INSEGNATO ANCHE A SORRIDERE … CON L’ARCHITETTURA …

MANNAGGIA …

Un primo tentativo sulle Quantità Edificatorie

Il principio dal quale sono partito nel pensare alle Quantità Edificatorie e nel redigere il conseguente Regolamento, e che mi ha obbligato ad un cambiamento epistemologico, è che la quantità edificatoria, come il suolo, non sono più quantità infinite, ma finite. Quindi scarse. Diventano in parte dei beni economici, in sostanza.

Il Comune ha pianificato, con il PRG vigente, una certa quantità di superficie da urbanizzare ed una certa quantità di edificazione. Queste quantità non potranno essere, in sede di successivo PRG, aumentate “a piacere”, ma solo nei limiti fissati dal PUT e poi dal PTCP. Si tratta allora di considerare queste due quantità come un piccolo “tesoretto”, in modo che il Comune le possa utilizzare per politiche allocative di tipo premiale o compensativo.

Il Registro che ho voluto proporre e che rappresenta un primo tentativo (sempre perfettibile, dunque), cerca di integrare il Regolamento ex art. 12 LR 12/2013, che prevede solo le quantità edificatorie ATTRIBUITE dal Comune ex-novo, con quelle derivanti da pianificazione pregressa. C’è da dire che quest’integrazione mi sembra la logica conseguenza del bilancio urbanistico, di cui costituisce anche un complemento. Il Registro non contempla quindi solo le quantità attribuite dal Comune, ma traccia e aggiorna le dinamiche relative all’edificazione sul territorio. La differenza tra il Regolamento ex LR 12/2013 e quello che propongo è appunto solo questa: che le capacità edificatorie del Comune possono derivare, oltre che dalla possibilità autoritativa di attribuire le stesse (generandole ex-novo, quindi), anche dalla possibilità di recupero di Quantità Edificatorie a cui il cittadino intende rinunciare.

E’ forse il caso di dire che questo Regolamento prevede Quantità Edificatorie “in volo”, come spesso si sente dire. Mi rendo conto della difficoltà, anche culturale (oltre che operativa), di gestire la novità. Bisogna anche, tuttavia, riconoscere che le Quantità Edificatorie che il Comune attribuisce per premialità e compensazione, sono in uno stadio addirittura preliminare rispetto al “volo”: devono essere infatti generate dal nulla. Generate, cioè, da una semplice decisione amministrativa. E quindi sono anch’esse in volo, in definitiva. D’altra parte non vedo molto il senso di Quantità Edificatorie che non possano andare in volo. Se infatti le QE devono avere individuate, da subito e simultaneamente, sia l’area di decollo che quella di atterraggio, ebbene questa operazione l’abbiamo sempre fatta: si tratta infatti di una normale variante puntuale al PRG, in compensazione delle capacità edificatorie (tralasciamo per ora il ragionamento sul consumo di suolo).

L’istituto della cessione di cubatura ed i vincoli di asservimento del terreno agricolo (seppure giuridicamente diversi), hanno già trattato Quantità Edificatorie “in volo”. Forse non interpreto bene (lo dico con sincerità ed umiltà), ma nella legge umbra non vedo dove sia la ventilata espressa preclusione alle quantità “in volo”. L’art. 10 prevede che le quantità edificatorie siano utilizzabili in loco o a distanza negli ambiti previsti dal PRG. Non stabilendo un termine, né una propedeuticità (prima questo, poi quello), mi pare evidente che il fattore tempo sia da mettere in conto, tra la fase di attribuzione e quella di utilizzazione. Infine l’aspetto della possibilità di negoziare dette Quantità (art. 10 co. 2), mi sembra incisivo. Se collego dunque i due commi, mi pare che “il volo” sia possibile, se non necessario. Non si vedrebbe tra l’altro l’utilità del commercio delle sole Quantità Edificatorie se tali quantità non potessero mai essere scisse dalle proprietà catastalmente identificate. Il mercato, a quel punto, si ricondurrebbe al più noto mercato della proprietà immobiliare. Per quanto mi riguarda il ragionamento sui Diritti Edificatori ha significato solo se si lega ad una certa libertà attraverso la quale creare le condizioni per un nuovo disegno di Piano.

A mio avviso finché le Quantità Edificatorie non atterrano, a seguito di una variante urbanistica, o in base ad un PRG costruito con aree accipienti, esse non dovrebbero preoccupare l’amministrazione.

Certo, con la possibilità di commercializzare le Quantità Edificatorie, la complessità del sistema impositivo aumenta, per il cittadino, ma questo prescinde dal fatto che si tratti di Quantità Edificatorie attribuite per premialità e compensazione, o da Quantità derivanti dal “tesoretto” comunale.

In sintesi, nel Regolamento che propongo, il privato che ha una certa capacità edificatoria impressa dal PRG, può decidere di:

* rinunciare del tutto alla propria capacità edificatoria

* trasferire la propria capacità edificatoria ad un altro soggetto (possibilità ora ribadita dall’innovato art. 2643 del Codice Civile), in tutto o in parte

* rinunciare solamente alla possibilità insediativa mantenendo per sé la capacità edificatoria

Il registro tiene conto di queste possibilità.

Nel primo caso, laddove cioè il cittadino voglia disfarsi della propria capacità edificatoria, questa torna nella disponibilità del Comune, che può accumulare così una quantità di capacità edificatoria, da usare poi per politiche incentivanti, compensative o perequative, in aggiunta a quelle che la legge urbanistica regionale già consente. In questo caso il registro tiene nota della richiesta del privato e, una volta perfezionata la variante urbanistica, riporta gli estremi della deliberazione. La variante è necessaria perché l’area deve ovviamente diventare inedificabile. La capacità edificatoria viene iscritta tra le disponibilità del Comune.

Nel secondo caso, il Registro tiene conto del trasferimento delle Quantità Edificatorie e riporta gli estremi dell’atto notarile con cui sono state trasferite le stesse Quantità Edificatorie.

Nel terzo caso, il Registro tiene conto della volontà del privato di rinunciare alla possibilità di localizzare sul proprio fondo la capacità edificatoria, mantenendo per sé la Quantità edificatoria. Anche in questo caso ciò avviene successivamente al perfezionarsi della variante urbanistica, con cui il fondo del privato viene riclassificato come Verde Privato o similare (una destinazione di zona ove cioè non sia consentito edificare).

Rispetto alle esperienze della altre regioni italiane, il modello umbro appare un po’ più complesso, poiché tiene conto della possibilità di avere incentivi anche attraverso cambi d’uso (artt. 5 e 6)

Per consentire questo tipo di operazioni  è stato introdotto il Coefficiente Perequativo (correttivo), che consente all’amministrazione, di volta in volta, di modulare le operazioni più significative sul territorio.  All’amministrazione non è precluso, invero, stabilire una volta per tutte detto coefficiente, anche se ovviamente, la individuazione del coefficiente unico è operazione più difficile e più delicata. Poiché nel governo del territorio si avranno sempre più moduli consensuali (convenzioni urbanistiche, accordi ex art. 11 L. 241/1990), reputo che il coefficiente correttivo possa essere individuato più efficacemente di volta in volta.

E’ evidente che la gestione delle Quantità Edificatorie presuppone un Piano Regolatore forse diverso da quello a cui siamo abituati: un Piano forse più debole, in grado di “plasticizzarsi”. Un Piano che può restare articolato su due livelli, con un primo molto rigido e serrato, destinato a tutelare i valori più forti del territorio, ma con un secondo molto più morbido e adattabile.

#Costituzione I troppi vizi di una #riforma devastante

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E’ già accaduto in Italia che la Costituzione fosse approvata in fretta e furia, solo a colpi di maggioranza con uno scarto ridottissimo di voti. Era il 2001 e si modificò in questo modo il Titolo V della Costituzione, dando maggiori poteri e autonomia alle regioni ed agli enti locali.

E’ unanimemente riconosciuto che quella riforma della Costituzione è stata devastante e disastrosa, essendo il primo tassello dell’impazzimento della spesa pubblica, dovuto ad un modello “federale” ingestibile, per effetto del quale senza che vi sia stato il minimo maggior controllo della spesa a livello locale, sono aumentate a dismisura le spese in particolare delle regioni e dei comuni.

Tanto è vero che uno dei contenuti maggiormente caratterizzanti la riforma della Costituzione attualmente all’esame del Parlamento è proprio la sostanziale cancellazione della riforma del 2001, a causa degli sconquassi da essa determinati.

Non è una novità che la gattina frettolosa (e…

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C’è posta per te, ovvero la conferenza di servizi nell’era della riproducibilità tecnica.

È sempre con un misto di piacere, stupore e delusione che assisto alle conferenze di servizi nel terzo millennio. Come si sa, le conferenze di servizi sono nate per snellire il procedimento amministrativo, attraverso un nuovo modo di organizzare i lavori: ritrovandosi cioè intorno al tavolo in modo da prendere decisioni in tempo reale (quasi).
Il pre-requisito della conferenza è che colui che vi interviene deve essere in grado di prendere decisioni in un quadro dinamico della situazione e della discussione all’ordine del giorno. Il soggetto deve essere, come dicono alcuni, legittimato. Io preferisco dire delegato, e infatti il partecipante dovrebbe normalmente presentare alla segreteria della conferenza una delega. Ma questa è una sfumatura.
La conferenza è presieduta dal presidente e vi è normalmente un segretario verbalizzante. Il verbale della conferenza è valido e efficace con la firma di questi due soggetti. L’oggetto della discussione è noto a tutti, in quanto gli intervenuti hanno già ricevuto la documentazione su cui pronuciarsi.
A fronte di quest’organizzazione piuttosto semplice e di buon senso, che succede in buona parte delle conferenze del terzo millennio?
Succede che da parte di alcuni enti vengono inviati “in missione” non uno, ma due dipendenti. Succede che qualche volta nessuno dei due ha la “delega”, che arriverà via fax (vietato tra pubbliche amministrazioni), dopo.
Succede che il partecipante arrivi con il parere già scritto e firmato, che consegna alla segreteria della conferenza, invece di limitarsi a spedirlo via mail dal suo ufficio. Se per caso la discussione evolve verso scenari in cui viene richiesta una decisione, può anche succedere che il partecipante si riservi l’invio della decisione dopo essersi consultato con il proprio dirigente, presso l’ente di appartenenza.
Succede che pur essendo terminata la discussione, tutti i partecipanti vengano “sequestrati” nell’attesa che la segreteria della conferenza rediga il verbale, da rileggere e limare perché a qualcuno non piace un certo inciso o un avverbio.  E perché tutti gli intervenuti controfirmino il verbale stesso.
Se la conferenza deve restare aperta per un certo tempo, in attesa di contributi da parte di altri soggetti o del pubblico, può anche succedere che la seduta della conferenza venga convocata di nuovo, alla scadenza, per prendere atto (come si dice in burocratichese), che non  sono pervenuti contributi. E in questo caso che si fa? Ci si guarda tutti un po’ spaesati e si firma un verbale dove si dice che non è successo nulla.

SUOLA ELEMENTARE E MEDIA ALLA ROMANINA, ROMA di Herman Hertzberger e Marco Scarpinato

Avatar di anna riciputouTOPIA s.p.a.

Nella carriera professionale di Herman Hertzberger, classe 1932, la progettazione di scuole rappresenta la parte più significativa, avendone realizzate circa una trentina e conservando numerosi progetti incompiuti. Come egli stesso suole affermare più volte, le scuole sono i suoi edifici preferiti. La sua ricerca in merito, spintasi oltre i confini dell’architettura esondando nei campi della sociologia e della pedagogia, ha mosso non architetti a ragionarne attorno agli esiti. Tra gli ultimi, il sociologo Abram de Swaan ha scritto un saggio inserito nell’ultimo libro a firma HH, The schools of Herman Hertzberger, del  2009, nel quale le opere dell’architetto olandese vengono analizzate in funzione delle ripercussioni sullo sviluppo socio-emotivo, oltre che strettamente comportamentale, che esse stesse producono sui bambini che ne usufruiscono. La bibliografia sull’architetto olandese è lunga e diversificata, si snoda tra articoli e monografie senza soluzione di continuità dal 1983 a oggi. A tanta letteratura dedicata corrisponde una…

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Adolfo Natalini, Hotel Relais San Lorenzo, Bergamo, 2013

Avatar di anna riciputouTOPIA s.p.a.

Apparso su Industria delle costruzioni, n.440 Adolfo Natalini e il suo Studio Associato hanno realizzato l’ampliamento dell’hotel San Lorenzo in Piazza Nuova – adesso rinominata Piazza Mascheroni –  sulla rocca di Bergamo. L’intervento, conclusosi nel 2013 dopo quattro anni tra lavori e progettazione, ha affrontato un lungo dialogo con la Soprintendenza, ed è stato al centro di numerosi articoli di cronaca sui giornali locali. Questo perché esso affronta due temi al contempo delicati e spinosi del dibattito architettonico italiano: l’inserimento del nuovo nell’antico e il rapporto con le preesistenze archeologiche. Per entrambi, la cultura italiana è quella che ha l’atteggiamento più conservativo nell’intero panorama intellettuale, perdendo spesso di vista la necessità di istruire, se stessa e gli italiani, a un’estetica di sintassi piuttosto che di contemplazione. Preservare il senso dei luoghi non può essere interpretato né in maniera ruskiniana – enfatizzando il sublime della rovina –  né agendo in…

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#province Il #disastro dei fatti, negato da #propaganda e corifei

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Terra bruciata, disastro, macerie, deserto. Le conseguenze pratiche della riforma delle province, ora che è entrata a regime, anche attraverso gli aggravamenti della legge di stabilità, sono sotto gli occhi di tutti. Nessuna provincia in grado di approvare il bilancio di previsione 2015, moltissime ad aver sforato il patto di stabilità 2014, diverse in pre-dissesto, due in dissesto (ma al dissesto arriveranno tutte entro il 2016), a macchia di leopardo servizi ai cittadini negati: chi manutenzione strade, chi manutenzione scuole, chi trasporto disabili, chi arredi scolastici, chi salvaguardia del territorio, chi, ancora, servizi di aiuto agli studenti disabili sensoriali. E ancora, per effetto della legge di stabilità, staffetta generazionale tradita, idonei dei concorsi senza prospettive, 20.000 dipendenti provinciali che non conoscono il proprio destino, servizi per l’impiego in bilico tra una funzione non più provinciale ed un’Agenzia Nazionale per l’Occupazione non ancora costituita, assunzioni bloccate per tutte le amministrazioni, ma…

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Idee varie

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Disegni su schizzi di Gian Carlo Leoncilli Massi per la Farmacia Amici a Spoleto
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