Seed

https://www.umbriatv.com/notizie/attualita/19618-149395-in-arrivo-seed-dal-24-al-30-festival-internazionale-architettura.html

Sulla scuola

Sulla scuola è tempo di fare qualche riflessione. Anche perché
settembre è dietro l’angolo: è domani. E perché tre figli studenti su tre fasce diverse consentono qualche riflessione immediata, senza alcuna pretesa di esaustività.
La teledidattica ha funzionato abbastanza bene, in emergenza.
Tuttavia non so se può reggere “a regime”. Per vari motivi.
1) Non Tutti gli studenti hanno una connessione internet adeguata e
un PC a disposizione. Non tutte le famiglie lo hanno.
Qui il digital divide è trasversale, in senso geografico, ed è anche verticale, in senso economico, perché le famiglie che non hanno connessione e PC sono ovviamente famiglie disagiate. E (è una mia opinione: non ne ho la certezza statistica), sono anche quelle con più figli.
2) La teledidattica, al di là della diversa qualità dell’ insegnamento (molti insegnanti sono basati, giustamente, sulla lezione frontale), funziona bene per studenti universitari, medie superiori, medie inferiori. Per le elementari ho qualche dubbio. Per asili e materne mi sembra impensabile. Tuttavia la popolazione scolastica va dai 2/3 anni ai 20/30.
3) Se per settembre non avremo trovato un vaccino (e mi risulta che per avere un vaccino occorrano almeno 18 mesi), dovremo trovare
qualche soluzione, modulandola sulle diverse fasce d’età.
4) Se a settembre bisogna rientrare a scuola, forse solo dalle elementari in su sarà possibile imporre il distanziamento sociale e altre forme di prevenzione. Di fatto, si tratta di trovare, in 5 mesi, il doppio delle aule. O mandare i figli a scuola un giorno si e un giorno no. Oppure su due turni in un giorno solo. Cercando di sopperire il giorno di assenza con la teledidattica (sperando nel frattempo in un piano straordinario del governo che regali un pc e la connessione a buona parte della popolazione scolastica).
Il che vuol dire pensare a una riorganizzazione degli orari in famiglia. È impensabile lasciare un figlio di 7/8 anni a casa da solo. Ne’ fuori ci saranno strutture sportive o para-sportive che potranno essere utili allo scopo. È dunque sicuro che il telelavoro dovrà essere favorito e implementato il più possibile.
Forse le scuole vanno ripensate in funzione della rarefazione e dunque dagli edifici scolastici andrebbero “espulsi” immediatamente gli uffici, demandando al telelavoro di supplire, così come le biblioteche d’istituto e gli altri spazi accessori.
5) Il personale insegnante e ausiliario dovrà essere testato frequentemente e forse tracciato per evitare che si ammali e che contagi altre persone. Difficile anche sotto questo profilo obbligare dei bambini e di ragazzini all’uso corretto delle mascherine dei guanti. 6) Le palestre delle scuole andrebbero mantenute, poiché saranno uno dei pochi luoghi in cui sarà possibile farà attività fisica controllata. Immagino infatti che molte associazioni sportive in questi mesi chiuderanno, poiché la loro attività era basata principalmente sul calcio o su altri sport che prevedevano sia un contatto fisico tra gli atleti sia forme di finanziamento attraverso eventi ad alta affluenza di pubblico. L’attività fisica degli studenti dovrà essere rivista, almeno fino al vaccino, in modalità contactless. È molto frustrante pensare a tutto ciò, solo che occorre farlo. Occorre mantenere nei giovani (in tutti, a dire il vero), una certa attività fisica. Se il lockdown consentisse un minimo di attività fisica personale, invece, anche le palestre potrebbero essere riusate come aule provvisorie, magari disponendovi, all’interno, dei piccoli moduli energeticamente e acusticamente autonomi.

La foto in evidenza è la loggia meridionale di Palazzo Collicola a Spoleto. Per noi della scuola media era un corridoio di distribuzione per andare ai vari laboratori di fotografia, scenografia, ecc. dell’Istituto d’Arte. Sicuramente non era a norma. Tuttavia non lo cambierei con alcuno dei prefabbricati, normativamente perfetti, venuti dopo, ai quali guardo con infinita tristezza.

Liberi di costruire

Trascrivo qui di seguito un estratto brevissimo dall’ultimo libro di Marco Romano, Liberi di costruire. Non piacerà sicuramente a molti, anche se a me pare invece molto fertile.

“La diffidenza per la libertà del singolo cittadino e per i suoi desideri, che costituisce la piattaforma concettuale della pianificazione, fa sì che venga data molta rilevanza al <>, una categoria astratta che misura la felicità cittadina in metri quadrati senza alcuno scrupolo per superfici anche molto estese sottratte all’agricoltura per un loisir molto problematico – prati e boschetti spesso deserti – mentre riserva il proprio disprezzo per gli orti e i giardini che attorniavano lietamente le case del Petrarca come le ville suburbane di oggi, considerate da qualcuno, invece che vera e propria espressione della libertà (e del chilometro meno che zero), lebbra del paese.”