Credo che uno dei concetti maggiormente in crisi, nel contemporaneo, sia quello di identità. Da una parte ne abbiamo paura, e vogliamo fonderci con altri, abbattere muri, distinzioni. Dall’altra vogliamo invece sempre più connotare una nostra diversità, che la pubblicità intercetta benissimo. Da una parte vogliamo essere tutti aperti verso lo straniero, il profugo, l’immigrato. Rinunciamo a parti della nostra identità per accoglierlo nel miglior modo possibile. Dall’altra la Boldrini (e altri con lei), ci chiedono di parlare una lingua che io non capisco: ministra, sindaca, presidenta. L’abolizione della differenza sessuale porta, porterà, a una torsione della lingua, a una rincorsa di ciò che succede nella vita. L’abolizione del genere sessuale, anche attraverso una sua moltiplicazione, porterà a una difficoltà della lingua, che investirà pian piano tutto il dicibile. Il genere maschile e il genere femminile avevano senso in un mondo dove noi vedevamo il mondo diviso naturalmente in maschi e femmine. Ma in un mondo in cui questa distinzione così netta non ci sarà più, che significato avrà? Per essere politicamente e “genericamente” corretti useremo solo il genere neutro?


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