Il Temposanto è quella cosa che porto con me da tanto tempo e a cui non sapevo dare un nome. L’assonanza con il camposanto fa riflettere e forse non è solo un’assonanza. In effetti, ora che ci penso, il Temposanto è quello che trasforma il cimitero in camposanto. Nel cimitero infatti non è tanto lo spazio a subire una trasformazione (c’è molta edilizia e molta brutta architettura anche lì), quanto invece il Tempo. Chi entra in quel recinto subisce, attua, realizza, coglie, accetta una sospensione del tempo, un suo rallentamento. Tutto ciò avviene in maniera quasi spontanea, ed è molto bello vedere queste persone silenziose, pensose, che curano delle pietre, delle immagini, delle frasi, delle date, dei fiori. Ecco, ogni tanto io riesco a ricreare, a richiamare, questa sorta di Tempo, dove ci sono solo cose semplici e immutabili. Un Tempo basato sui tempi delle cose che tornano sempre, su cui si può fare affidamento: il sole che sorge a est, la pioggia che scende in un solo verso, il vento che fa suonare le foglie secche delle querce. Un Tempo che non conosce la parola immediatezza, un tempo che lascia maturare le cose, un tempo che consente alla ghianda di diventare quercia, dove le cose si fanno più forti, o muoiono. Un Tempo che lascia tempo. A volte sento proprio il bisogno di questo tempo, che agli altri deve apparire sicuramente improduttivo e quindi perso. Di questo tempo che in qualche modo crea spazio, che si fa culla, per idee ancora a venire. Questo tempo, sempre più prezioso, può solo chiamarsi Temposanto.
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Bruno carissimo, leggo con molto piacere le tue ‘memorie’, anche perché parallele alle mie, benché diverse. Ti faccio gli auguri per le festività che, compatibilmente con la situazione, saranno serene. e.
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Bellissima riflessione, un bel regalo di Natale.
Grazie Bruno
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