Se la pace è la condizione opposta alla guerra e se la pace è il valore assoluto (il primo valore), allora c’è un modo molto semplice per ottenerlo: arrendersi. Sottomettersi.

Se l’Ucraina oggi si arrendesse e consegnasse le chiavi di Kiev a Putin, non vi sarebbe più alcuna guerra. E’ questo quello che si vuole? Se la Pace è il valore assoluto, il Bene primario, questo lo possiamo avere anche sotto la schiavitù, sotto la dittatura, sotto la paura, sotto il terrore. E’ questo ciò che si vuole?

Se non è quello che si vuole, bisogna togliere le bandiere arcobaleno su cui mettiamo la scritta Pace, mettere delle nuove bandiere su cui scrivere Giustizia, e agire di conseguenza. Agire di conseguenza significa modulare la risposta (diplomatica, economica, mediatica, certo), ma non escludendo l’intervento armato. Purtroppo (o per fortuna), la Giustizia è il bene primario, e non la Pace. E la Giustizia è un fiore che va coltivato, che non può darsi per scontato. Che non può darsi per acquisito una volta per tutte. E’ un fiore per cui vale la pena anche combattere. Certo: occorre riflettere bene, prima di morire. Occorre anche riflettere e distinguere il pacifismo radicale dalla non-violenza, la guerra dal terrorismo, la guerriglia dal sabotaggio, la sanzione diplomatica dal boicottaggio.

Le nostre sanzioni avranno ripercussioni, anche pesanti, sul popolo ucraino. Possiamo dirci soddisfatti perché avremo voluto la pace, l’assenza di guerra? La Pace a ogni costo ha un costo, appunto. Siamo disposti a pagarlo?


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